Riportiamo integralmente Articolo della giornalista di Repubblica Margherita D’Amico del 27 Giugno 2014 : Stop Delfinario di Rimini: appello a Renzi

manif delfinarioNel settembre scorso sono stati sequestrati i delfini del Delfinario di Rimini, l’accusa è maltrattamento Foche e leoni marini, meno protetti dalle normative, al posto dei delfini sequestrati circa un anno fa con l’ipotesi di maltrattamento: cambiando specie, il Delfinario di Rimini è in odore di riapertura e gli animalisti rivolgono una lettera aperta al presidente del Consiglio Matteo Renzi nonché ai ministri di Ambiente e Beni Culturali e Turismo, Gian Luca Galletti e Dario Franceschini, oltre al sindaco di Rimini Andrea Gnassi.

delfinisequestro

Nel settembre scorso sono stati sequestrati i delfini del Delfinario di Rimini, l’accusa è maltrattamento

“La tristissima storia legata al sequestro dei delfini, debilitati e imbottiti di Valium, poteva avere un unico risvolto positivo: la chiusura definitiva del Delfinario di Rimini” scrivono attivisti e cittadini riuniti sotto la sigla Basta Delfinari. “Tanti paesi, fra cui India, Slovenia, Croazia, hanno bandito circhi acquatici e delfinari dal loro territorio, e molti altri stanno approvando normative atte a proibire l’attendamento di circhi con animali: fra di essi Grecia, Danimarca, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca. Si ha sempre maggiore consapevolezza che detenere, mostrare e addestrare (con metodi spesso violenti e sempre discutibili) animali che per loro indole non hanno alcuna propensione a interagire con l’uomo è comunque una forma di maltrattamento, anche quando l’animale sia nato in cattività”.

Nel caso di Rimini, ricordano, si è sollevato un dissenso che ha visto partecipare non solo associazioni animaliste come Lav-Lega antivivisezione e Enpa-Ente nazionale protezione animali, ma pure la società civile, con quindicimila firme raccolte in pochi mesi, manifestazioni e volantinaggi per richiedere la dismissione della struttura, a prescindere dalla specie animale detenuta. Questa la richiesta rivolta ai rappresentanti del Governo, oltre a “una maggior consapevolezza sul livello di sofferenza animale che permea questi luoghi” e pure “che questa volta l’etica vinca sul fatturato, e che il nostro Paese si allinei con gli stati che hanno mostrato un alto segno di civiltà, bandendo dal loro territorio realtà che sono causa di sofferenza e stress per gli animali e che di certo non hanno niente di educativo per i nostri figli”.

Risponde per primo il sindaco Gnassi: “Non si può prescindere dal decorso giuridico e amministrativo. Ci sono norme, leggi, iter autorizzativi sovra comunali, il cui rispetto da parte di un ente locale non è elemento discrezionale o facoltativo ma obbligatorio, pena conseguenze penali e civili facilmente intuibili. Personalmente possono non piacermi i delfinari o gli zoo, ma poi come amministratore e come cittadino ho il dovere di rispettare le leggi. E, aggiungo che il dovere di un governante, e comunque di un pubblico amministratore a qualsiasi livello, è magari anche porsi il tema di dove e come possano/debbano trovare luoghi salubri dove vivere al meglio quegli gli animali nati e vissuti in cattività”.

Possibile, però, che in un caso dibattuto come quello del Delfinario di Rimini una giunta non esprima nemmeno il proprio auspicio, non lanci un segnale nel nome del rinnovamento etico? “Se, al di là della mia sensibilità individuale, norme e leggi acconsentono a una richiesta, gli uffici comunali non possono fare altro- ripeto, non possono fare altro- che darne corso. Il problema è che invece di cercare di cambiare quelle leggi, che appartengono a una cultura e a una sensibilità nei confronti degli animali più che datata, le polemiche si scaricano sui sindaci e sulle amministrazioni locali, chiamate e sollecitate a gran voce a fare le barricate e poi lasciate desolatamente sole nel momento in cui la loro opposizione sfocia, magari, in una denuncia per omissione di atti d’ufficio. Detto questo, gli uffici del Comune di Rimini stanno ultimando l’istruttoria della pratica. Vedremo l’esito”.

Sono sempre più numerosi, tuttavia, i paesi che mettono al bando gli spettacoli con animali e pure, nel merito, i provvedimenti locali, nel nome di una crescente sensibilità e nuovo rispetto verso le altre specie. “Condivido che siano Paesi, dunque Stati, a modificare le proprie leggi a favore della tutela animale. Non condivido, anzi trovo abbastanza repellente, che l’Italia intesa come Stato lasci ancora una volta soli gli Enti locali su tali questioni non secondarie nella vita di una comunità, preferendo un atteggiamento prima pilatesco, poi ambiguo e infine censorio nei confronti dei Comuni” ribatte Gnassi. “Un esempio? Il Comune di Rimini ha approvato all’unanimità nel 2012 un innovativo ordine del giorno contro gli spettacoli di circhi e animali esotici sul nostro territorio. Bene, benissimo, salvo che qualche giorno dopo uno di questi spettacoli viaggianti, brandendo una normativa superiore che in sostanza diceva ‘i Comuni non hanno competenze per queste cose’, ha potuto tranquillamente piantare le tende, per il nostro e altrui scorno. Nulla di nuovo, siamo drammaticamente abbandonati su tante cose, non ultima questa e questa. Tanto, a Roma cosa importa di quanto accade a Rimini?”

Margherita D’Amico

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *